Tratto da Panorama di Nadia Francalacci

Ylenia Grazia Bonavera, 22 anni, continua a negare. Sono trascorsi quasi tre giorni da quando il suo ex fidanzato ha tentato di bruciarla viva ma lei, anche davanti alle prove, continua a dichiarare che lui è innocente. "Non c’entra niente - ribadisce con forza la ragazza - chi mi ha aggredito è più alto di Alessio e ha i capelli lunghi". 

Una descrizione che non ha trovato riscontro nelle indagini dei carabinieri che poche ore dopo l’aggressione hanno arrestato Alessio Mantineo, 25 anni, con l'accusa di aver tentato di uccidere Ylenia gettandole addosso della benzina e appiccando il fuoco. Un’aggressione avvenuta nel cuore della notte e in un condominio popoloso dove, però, nessuno ha visto, nessuno ha sentito e soprattutto nessuno è intervenuto in aiuto di Ylenia ad eccezione di un’anziana signora.

L'indifferenza di un quartiere
La ragazza urlava tra le fiamme e, a parte l’anziana condomina, nessuno ha avuto il coraggio di prestarle soccorso. 

Con l’ordinanza 26839/16 della Corte Suprema di Cassazione VI sez. civile L depositata il 22 dicembre 2016, la Corte è tornata a rispondere alla questione legata agli spazi di manovra del CTU nell’acquisizione di ulteriori elementi, anche documentali, utili per l’assolvimento dell’incarico. L’attenzione in questo caso, è sul limite di un impostazione troppo ampia che faccia, della CTU, lo strumento per superare il mancato soddisfacimento dell’onere probatorio trasformando la sua natura in un contenuto “meramente esplorativo”.

Rifacendosi agli studi in materia di separazione e divorzio, riconosciuta l’importanza di entrambe le figure genitoriali sullo sviluppo psico-fisico del minore ( a titolo di esempio si vedano anche i contributi realizzati come Il Maternal Preference non è criterio giuridicamente valido per decidere in merito al collocamento del minoreSintesi bibliografica dell’importanza della figura paterna sullo sviluppo psico-fisico dei figli e Ancora sul collocamento alternato) l’ampia recensione pubblicata dal dott. Vittorio Vezzetti sulla rivista Health Psychology Open approfondisce gli effetti biochimici e psicobiologici sui minori conseguenti la perdita di un genitore a seguito del divorzio.

La violenza fisica è ormai parte della cronaca quotidiana, ma esiste una violenza, quella psicologica, anche più diffusa e comunque estremamente dannosa, di cui si parla molto meno. Secondo i più recenti dati Istat disponibili, relativi al 2015 (http://www.istat.it/it/archivio/161716), il 26,4% delle donne subisce violenza psicologica dal proprio partner. Anche se è noto che questo tipo di violenza è subita anche da alcuni uomini e dai bambini, purtroppo non si dispone di sufficienti ricerche quantitative in proposito. Tuttavia, anche in questa prospettiva, il fenomeno non è da sottovalutare. Le donne, infatti, sembrano essere più propense degli uomini a utilizzare tale tipologia di soprusi rispetto alle altre forme di maltrattamento, in particolare in ambito familiare. La violenza psicologica tout court è una forma sottile e insidiosa di maltrattamento perché, non avendo effetti evidenti, e restando in genere nascosta all'interno delle mura domestiche, spesso viene sottovalutata. Talvolta le vittime stesse non la riconoscono come una forma di violenza, specie se si stabilisce come modalità relazionale all’interno della coppia o della famiglia. Rappresenta invece una delle più forti e distruttive espressioni manipolatorie di esercizio del potere e del controllo sulla persona, è un modo per marcarne la presunta inferiorità, per denigrala fino a farle perdere la coscienza del proprio valore e può avere effetti molto gravi anche su figli che subiscano o assistano a questo tipo di episodi. Quasi sempre anticipa le altre forme di violenza e comunque è insita in tutte.

Dalle rilevazioni del National Center for Health Statistics aumentano le morti tra  giovani - di età compresa tra 10 e 14 anni - non a causa degli incidenti stradali (in calo) ma per l’aumento del tasso di suicidio negli ultimi anni. Nel 1999, il tasso di mortalità di bambini e adolescenti (età 10-14 anni) per incidente stradale era di circa quattro volte superiore (4,5 per 100.000 di abitanti) al tasso di mortalità per suicidio e omicidio (1.2 per 100.000 abitanti). Dal 1999 al 2014, la percentuale di morti per lesioni da sinistro stradale è diminuita del 58% (passando da 4,5 nel 1999 a 1,9 per 100.000 di abitanti nel 2014) per un totale complessivo di 384 morti. Dal 1999 al 2007, il tasso di mortalità conseguente a suicidio è prima oscillato e poi raddoppiato dal 2007 (0,9 per 100.000 di abitanti) al 2014 (2.1 per 100.000 di abitanti) per un totale complessivo di 425 morti. Il tasso di mortalità per omicidio è gradualmente diminuito allo 0,8 per 100.000 di abitanti nel 2014. Nel 2013 e nel 2014, le differenze tra i tassi di mortalità per infortunio da sinistro stradale e suicidio non sono risultate statisticamente significative.

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About

Sara Pezzuolo, psicologa giuridica, criminologa, psicodiagnosta forense. Autrice di testi in scienze forensi. Opera su tutto il territorio nazionale. Responsabile Psicologia Giuridica gruppo di ricerca Scienze Medico Legali Sociali e Forensi. Responsabile scientifico nazionale ANFI e socia della Società di Psicologia Giuridica. Autrice di numerose pubblicazioni e contributi scientifici, docente a master, collabora nello svolgimento di consulenze e perizie con avvocati.

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