Il Giudice può disattendere la conclusioni di una CTU?

La risposta a questo quesito  è stata fornita dalla sentenza n. 369936 della Corte di Cassazione, sez. V penale, del 6.09.2016.

Esprimendosi su questa tematica la Suprema Corte afferma: “E’ infatti, parimenti pacifico che in tema di istruzione dibattimentale, quando sia necessario svolgere indagini od acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze, il Giudice può ritenere superflua la perizia quando pensi di poter giungere alle medesime conclusioni di certezza sulla base di altre e diverse prove; non gli è, consentito di rinunciare all’apporto dei perito per avvalersi direttamente di proprie, personali, specifiche competenze scientifiche, tecniche ed artistiche.

Dal Tribunale di Civitavecchia (Sportello Famiglia) ecco quattro proposte di piani genitoriali.

Il piano genitoriale consiste in un accordo tra genitori che si impegnano a soddisfare al meglio i bisogni dei figli nella nuova condizione della relazione co-genitoriale.

Gli obiettivi di un piano genitoriali sono i seguenti:

  • provvedere alle cure fisiche del figlio;
  • mantenere la stabilità emotiva del figlio;
  • provvedere alle necessità dei figlio, in continuo cambiamento;
  • esplicitare l’autorità e le responsabilità di ciascun genitore;
  • minimizzare l’esposizione del figlio al dannoso conflitto genitoriale;
  • proteggere il miglior interesse del figlio;

Se esso è ben progettato:

  • ridurrà i disaccordi;
  • abbasserà il conflitto;
  • aiuterà la famiglia a comprendere ed ad accettare il cambiamento;
  • fornirà una guida per i comportamenti genitoriali e la relazione co-genitoriale;

I piani genitoriali possono essere divisi in quattro modelli a seconda delle esigenze e delle caratteristiche della coppia genitoriale e del nucleo familiare: piani genitoriali di base, piani genitoriali per le lunghe distanze, piani genitoriali focalizzati sulla sicurezza, piani genitoriali altamente strutturati.

Fonte bibliografica: Carter D.K. (2014). Coordinatore Genitoriale. Una guida pratica per i professionisti del diritto di famiglia. Edizione italiana a cura di Mazzoni S., Franco Angeli Editore; 

Risarcimento danno da pregiudizio esistenziale: il padre che trascura i figli

 

Data la rilevanza che assume il ruolo della funzione genitoriale paterna ai fini del benessere psico-fisico dei figli, reputo interessante condividere alcuni passaggi di due sentenze di Cassazione meritevoli di attenzione ai fini della richiesta di un risarcimento danni di natura non patrimoniale.

Tali riflessioni possono trovare plauso non solo ai fini di un risarcimento del danno biologico di tipo psichico ma anche, e direi soprattutto,  nel caso di risarcimento della componente del pregiudizio esistenziale preso atto che, la famiglia (ed il legame parentale) è la prima sede di autorealizzazione e di crescita delle persona ove il rispetto della dignità e della personalità di ognuno  assumono i connotati di un diritto inviolabile

Nello specifico, interessanti spunti di riflessione li ho ritrovati nelle sentenze della Cassazione n. 5652/2012 e n. 16657/2014.

Della prima sentenza, trovo interessante l’accezione dei diritti della persona con riferimento alla “qualità di figlio”. Si tratta di una situazione nella quale, il padre, pur essendo a conoscenza della paternità se ne era completamente disinteressato per anni.

In questo ultimo periodo interesse sta avendo il dibattito politico sulla legalizzazione o meno dell’utilizzo della cannabis (Proposta di Legge n. 3235). Data l’attualità dei cambiamenti nelle varie legislazioni, i ricercatori hanno provato, e provano, a dare risposte sui potenziali effetti nocivi legati all’assunzione della sostanza.

Laddove si faccia riferimento alle neuroimmagini, la ricerca ha evidenziato differenze cerebrali associate con l’uso della cannabis.

Difficile è però stabilire se, le differenze nelle strutture cerebrali, sono la causa o la conseguenza dell’utilizzo della sostanza. Laddove le alterazioni cerebrali precedono il consumo esse dovrebbero essere approfondite nell’ottica delle prevenzione (fase iniziale), laddove, di contro, ne siano una conseguenza esse dovrebbero essere studiate per poter dare al legislatore quelli di elementi di conoscenza che sono necessari a prendere decisioni informate e successivamente orientarlo verso politiche ragionate e tutelanti la salute dei cittadini.

Riflessioni in tal senso provengono da Filbey F. “Weeding Through Marijuana’s Effects on the Brain” e dalla ricerca di Blanco C. et al. “Cannabis use and risk of Psychiatric disorders” contributi entrambi pubblicati sul Journal of American Medical Association (2016).

Il giudice può fare ricorso ad una indagine tecnica che fornisca dati inerenti al grado di maturità psichica del teste minore vittima di abusi sessuali solo al fine di valutarne l’attitudine a testimoniare, ovvero la capacità di recepire le informazioni, di raccordarle con altre, di ricordarle e di esprimerle in una visione complessiva che non sia compromessa dalla presenza di eventuali alterazioni psichiche, ma non anche per valutare ed accertare l’attendibilità delle risultanze della prova testimoniale, poiché tale operazione rientra nei compiti esclusivi del giudice

Suprema Corte di Cassazione, sez. III penale

sentenza 12 luglio 2016, n. 28932

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FIALE Aldo – Presidente

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere

Dott. MANZON Enrico – Consigliere

Dott. GENTILI Andrea – rel. Consigliere

Dott. ANDRONIO Alessandro Maria – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS), nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 1378/2015 della Corte di appello di Palermo del 25 marzo 2015;

letti gli atti di causa, la sentenza impugnata e il ricorso introduttivo;

sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Andrea GENTILI;

sentito il PM, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. MAZZOTTA Gabriele, il quale ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;

sentito, altresì, per il ricorrente l’avv. (OMISSIS), del foro di Palermo, che ha insistito per l’accoglimento del ricorso.

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About

Sara Pezzuolo, psicologa giuridica, criminologa, psicodiagnosta forense. Autrice di testi in scienze forensi. Opera su tutto il territorio nazionale. Responsabile Psicologia Giuridica gruppo di ricerca Scienze Medico Legali Sociali e Forensi. Responsabile scientifico nazionale ANFI e socia della Società di Psicologia Giuridica. Autrice di numerose pubblicazioni e contributi scientifici, docente a master, collabora nello svolgimento di consulenze e perizie con avvocati.

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